Dio può mandare profezie catastrofiche sui nostri giorni? – Disamina

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Dio può mandare profezie catastrofiche sui nostri giorni? Una disamina biblica su profezie, giudizio, falsi profeti, ravvedimento e discernimento alla luce della Scrittura.

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Introduzione

Una delle domande che, soprattutto negli ultimi anni, ricorre con maggiore frequenza nell’ambito cristiano è questa: Dio può ancora mandare profezie catastrofiche riguardanti i nostri giorni?

Terremoti, guerre, pandemie, crisi economiche, carestie, catastrofi naturali e presunti giudizi imminenti vengono talvolta interpretati come segnali profetici. In alcuni casi, persone che si presentano come profeti annunciano date precise, luoghi specifici e avvenimenti straordinari, sostenendo di aver ricevuto una parola direttamente da Dio.

Ma qual è la posizione della Bibbia?

La Scrittura non ci autorizza né a negare a priori che Dio possa parlare profeticamente, né tantomeno ad accettare automaticamente qualsiasi messaggio presentato come “profezia”. Il credente è chiamato a esercitare discernimento spirituale, sottoponendo ogni presunta rivelazione alla Parola di Dio.

La domanda, dunque, non dovrebbe essere semplicemente: “Questa profezia è catastrofica?”

La domanda corretta è:

“Questa profezia è veramente conforme alla Parola di Dio?”

La Bibbia mostra infatti che Dio ha realmente annunciato attraverso i profeti eventi di giudizio, guerre, distruzioni, calamità e sconvolgimenti. Allo stesso tempo, però, la stessa Bibbia stabilisce criteri estremamente rigorosi per riconoscere un vero profeta e per giudicare una profezia.

Questo articolo vuole quindi esaminare biblicamente la questione: Dio può mandare profezie catastrofiche sui nostri giorni? Come possiamo riconoscere una vera profezia? E cosa dobbiamo fare quando qualcuno annuncia pubblicamente una catastrofe in nome di Dio?


1. La Bibbia dimostra che Dio può annunciare il giudizio

La prima cosa da stabilire è che la Bibbia non presenta affatto il giudizio divino come qualcosa di estraneo alla rivelazione profetica.

Al contrario, una parte significativa della letteratura profetica dell’Antico Testamento riguarda proprio giudizi imminenti, guerre, invasioni, distruzioni e calamità.

Dio disse a Geremia:

“Ecco, io metterò le mie parole nella tua bocca.”
(Geremia 1:9)

Il ministero profetico di Geremia comprendeva messaggi di avvertimento molto severi rivolti a Giuda e a Gerusalemme.

In Geremia 25:9-11 viene annunciato che il paese sarebbe stato devastato e che il popolo sarebbe stato sottoposto al dominio del re di Babilonia.

Non era un messaggio rassicurante.

Era una profezia di giudizio.

Anche il profeta Ezechiele ricevette parole riguardanti distruzione e giudizio. In Ezechiele 7:5-7 leggiamo:

“Così parla il Signore, DIO: Ecco, viene una calamità, una calamità senza precedenti!”

Il linguaggio è inequivocabile.

La Scrittura, dunque, dimostra che Dio può certamente annunciare calamità e giudizi attraverso una vera parola profetica.

Pertanto sarebbe antibiblico affermare che Dio non possa mai comunicare profezie di carattere catastrofico.

La questione è un’altra.

Non ogni profezia catastrofica viene da Dio.


2. Il problema non è la profezia catastrofica, ma la sua autenticità

Questo punto è fondamentale.

La Bibbia non insegna:

“Se una profezia annuncia una catastrofe, allora è falsa.”

Ma non insegna neppure:

“Se qualcuno dice di parlare nel nome di Dio, dobbiamo credergli.”

Al contrario, la Scrittura ordina di esaminare.

Paolo scrive:

“Non spegnete lo Spirito. Non disprezzate le profezie; ma esaminate ogni cosa e ritenete il bene.”
(1 Tessalonicesi 5:19-21)

Questo testo è estremamente importante.

Notiamo la sequenza:

non spegnete → non disprezzate → esaminate → ritenete il bene.

La posizione biblica non è né quella del credulone né quella dello scettico assoluto.

Il cristiano non deve disprezzare la profezia, ma deve esaminarla.

Questo significa che una persona può dichiarare:

“Dio mi ha detto…”

ma il credente ha il diritto e il dovere di chiedere:

“È realmente Dio ad averlo detto?”


3. La profezia deve essere giudicata

Il Nuovo Testamento contiene un principio ancora più esplicito.

Paolo scrive:

“Parlino due o tre profeti, e gli altri giudichino.”
(1 Corinzi 14:29)

Questo versetto dovrebbe essere tenuto ben presente ogni volta che qualcuno presenta una profezia pubblicamente.

Gli altri devono giudicare.

La profezia, quindi, non viene collocata al di sopra del discernimento della Chiesa.

Non esiste nella Bibbia una figura profetica che possa dire:

“Non potete giudicarmi perché sono un profeta.”

Al contrario, proprio perché qualcuno afferma di parlare profeticamente, il suo messaggio deve essere sottoposto a verifica.

La profezia autentica non teme l’esame biblico.


4. Dio può annunciare eventi futuri?

Certamente.

Uno dei caratteri distintivi della rivelazione biblica è proprio il fatto che Dio conosce e può rivelare ciò che deve accadere.

Isaia 46:9-10 dichiara:

“Io sono Dio, e non ce n’è alcun altro; sono Dio, e nessuno è simile a me. Io annuncio la fine dal principio.”

La conoscenza del futuro appartiene a Dio.

Nella Scrittura troviamo numerose profezie che riguardano eventi futuri.

Il problema, pertanto, non è stabilire se Dio possa rivelare qualcosa sul futuro.

La risposta biblica è sì.

Il problema è stabilire se quella determinata persona abbia realmente ricevuto da Dio ciò che sostiene di aver ricevuto.

Questa distinzione è essenziale.


5. Dio ha parlato attraverso veri profeti

L’Antico Testamento presenta numerosi profeti autentici: Isaia, Geremia, Ezechiele, Daniele, Amos, Michea, Aggeo, Zaccaria e molti altri.

Essi non erano semplicemente persone che esprimevano opinioni religiose.

La loro autorità derivava dal fatto che parlavano ciò che Dio aveva realmente comunicato.

Geremia 23:28 stabilisce una distinzione fondamentale:

“Il profeta che ha avuto un sogno racconti il sogno; ma colui che ha ricevuto la mia parola, racconti fedelmente la mia parola.”

Quindi esiste una differenza tra:

“Ho avuto un sogno”

e

“Ho ricevuto una parola da Dio.”

Non tutto ciò che un individuo sperimenta spiritualmente costituisce automaticamente una rivelazione divina.

Questo principio è particolarmente importante nel nostro tempo.

Una visione, un sogno, una forte impressione, un’intuizione, un’esperienza spirituale o una convinzione personale non possono essere automaticamente elevati al livello di una parola proveniente da Dio.


6. La Bibbia avverte dell’esistenza dei falsi profeti

Se Dio ha mandato veri profeti, la Scrittura dimostra anche che sono esistiti falsi profeti.

Questo è uno dei temi più ricorrenti nella Bibbia.

Gesù stesso avvertì:

“Guardatevi dai falsi profeti, i quali vengono a voi in vesti da pecore, ma dentro sono lupi rapaci.”
(Matteo 7:15)

Gesù non disse che il problema dei falsi profeti sarebbe stato inesistente.

Al contrario, ordinò ai suoi discepoli di guardarsi da loro.

Questo significa che il credente deve sviluppare discernimento.

Non basta ascoltare qualcuno perché parla di Dio.

Non basta che utilizzi versetti biblici.

Non basta che dichiari di aver ricevuto una visione.

Non basta che abbia molti seguaci.

Non basta che preghi, predichi o utilizzi un linguaggio spirituale.

La domanda rimane:

È vero ciò che sta dicendo?


7. Deuteronomio 18: il criterio della profezia

Uno dei testi più importanti per questa materia è Deuteronomio 18.

Dio stabilisce un criterio per riconoscere il profeta che parla veramente nel suo nome.

Deuteronomio 18:21-22 afferma:

“Se tu dici in cuor tuo: ‘Come riconosceremo la parola che il Signore non ha detta?’ Quando il profeta parlerà nel nome del Signore e la cosa non succederà e non si avvererà, quella sarà una parola che il Signore non ha detta.”

Il principio è estremamente serio.

Se una persona pronuncia una profezia specifica, la presenta come parola di Dio e ciò che ha annunciato non accade, la Scrittura fornisce un criterio preciso per valutare quella parola.

Il testo non dice:

“Se non accade, giustificatelo.”

Non dice:

“Se non accade, spostate la data.”

Non dice:

“Se non accade, cercate un significato spirituale alternativo.”

Dice che quella parola non è stata detta dal Signore.

Naturalmente bisogna distinguere tra una profezia condizionata e un’affermazione categorica.

La stessa Bibbia mostra infatti che alcuni annunci profetici di giudizio erano legati al ravvedimento.


8. Giona e Ninive: una profezia di giudizio condizionata

Un esempio fondamentale è la predicazione di Giona.

Dio manda Giona a Ninive e gli ordina di proclamare:

“Ancora quaranta giorni, e Ninive sarà distrutta!”
(Giona 3:4)

Sembra una profezia assoluta.

Ma cosa accade?

Gli abitanti di Ninive si ravvedono.

Il testo prosegue:

“Dio vide ciò che facevano, che si convertivano dalla loro malvagia condotta; e Dio si pentì del male che aveva detto di far loro; e non lo fece.”
(Giona 3:10)

Questo episodio dimostra che esistono annunci profetici di giudizio collegati alla risposta dell’uomo.

Il giudizio annunciato poteva essere evitato attraverso il ravvedimento.

Questo è coerente con Geremia 18:7-8:

“A un dato momento, io parlo riguardo a una nazione e riguardo a un regno, di sradicare, di demolire e di distruggere; ma se quella nazione contro la quale ho parlato si converte dalla sua malvagità, io mi pento del male che avevo intenzione di farle.”

Pertanto non tutte le profezie di giudizio devono essere interpretate nello stesso modo.

Una profezia può essere:

  • specifica;
  • condizionata;
  • legata al ravvedimento;
  • relativa a un giudizio che Dio decide di sospendere.

Ma questo non significa che ogni falsa profezia possa essere salvata inventando successivamente una condizione che il profeta non aveva mai dichiarato.


9. Il falso profeta può parlare di ravvedimento?

Sì, ed è proprio qui che serve discernimento.

Una persona potrebbe dire:

“Anche se la mia profezia non si realizza, almeno ho invitato le persone a tornare a Dio.”

Ma questo ragionamento non è sufficiente per dimostrare che la profezia fosse divina.

Un messaggio può contenere elementi biblicamente corretti e, allo stesso tempo, contenere una falsa pretesa profetica.

Ad esempio, dire:

“Dobbiamo ravvederci”

è perfettamente biblico.

Gesù predicò il ravvedimento.

Marco 1:15 riporta:

“Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; ravvedetevi e credete al vangelo.”

Ma se qualcuno aggiunge:

“Dio mi ha detto che il 19 settembre 2026 una determinata città sarà distrutta”

abbiamo una nuova affermazione che deve essere esaminata autonomamente.

Il fatto che il messaggio contenga un’esortazione biblica al ravvedimento non certifica automaticamente la veridicità della previsione.


10. “Non toccate l’unto”: un principio biblico?

Talvolta, quando una profezia viene messa in discussione, viene citato:

“Non toccate i miei unti.”
(Salmo 105:15)

Questo versetto, però, non può essere utilizzato come uno scudo contro il discernimento.

La Bibbia non insegna che un ministro sia immune dall’esame.

Paolo stesso, apostolo riconosciuto e autorevole, scrive:

“Ma se anche noi o un angelo dal cielo vi annunciasse un vangelo diverso da quello che vi abbiamo annunciato, sia anatema.”
(Galati 1:8)

Persino un angelo viene sottoposto al criterio del Vangelo.

Quanto più dovrà essere esaminata la parola di un essere umano che afferma di parlare profeticamente!


11. La profezia non può contraddire la Scrittura

Questo è uno dei criteri fondamentali.

Dio non si contraddice.

Se una presunta profezia insegna qualcosa contrario alla rivelazione biblica, deve essere respinta.

Isaia 8:20 afferma:

“Alla legge e alla testimonianza! Se il popolo non parla in questo modo, non vi sarà per lui alcuna aurora.”

La Scrittura costituisce il metro.

Anche nel Nuovo Testamento troviamo un principio analogo.

Paolo afferma:

“Se qualcuno pensa di essere profeta o spirituale, riconosca che le cose che vi scrivo sono comandamenti del Signore.”
(1 Corinzi 14:37)

La vera spiritualità non produce disprezzo della Parola.

Al contrario, la vera opera dello Spirito conduce alla verità di Dio.


12. Gesù stesso ha parlato di eventi catastrofici

È importante ricordare che anche Gesù ha annunciato eventi drammatici.

In Matteo 24 parla di:

  • guerre;
  • rumori di guerre;
  • carestie;
  • terremoti;
  • persecuzioni;
  • falsi profeti;
  • tribolazioni;
  • segni cosmici.

Matteo 24:6-7 dice:

“Voi udrete parlare di guerre e di rumori di guerre; guardate di non turbarvi, infatti bisogna che questo avvenga, ma non sarà ancora la fine. Perché si solleverà popolo contro popolo e regno contro regno; ci saranno carestie e terremoti in vari luoghi.”

Quindi il cristianesimo biblico non è estraneo alla possibilità di eventi catastrofici.

Gesù stesso ne ha parlato.

Ma c’è un particolare importantissimo.

Gesù non ci autorizza a trasformare ogni terremoto, guerra o calamità in una previsione cronologica personale.

Al contrario, dice:

“Ma quanto a quel giorno e a quell’ora nessuno li sa.”
(Matteo 24:36)

Questo dovrebbe produrre grande prudenza.


13. “Nessuno conosce il giorno e l’ora”

Gesù ha stabilito un limite che nessun presunto profeta può superare.

Matteo 24:36:

“Ma quanto a quel giorno e a quell’ora nessuno li sa, neppure gli angeli dei cieli, ma il Padre solo.”

Se qualcuno pretende di possedere informazioni che Gesù ha dichiarato non essere conosciute dagli uomini, è necessario prestare estrema attenzione.

Questo non significa che nessuna profezia relativa agli ultimi tempi sia possibile.

La Bibbia contiene numerose profezie escatologiche.

Significa però che il credente non deve trasformare la propria interpretazione in una conoscenza che la Scrittura non gli concede.


14. Attenzione alla fissazione delle date

Uno dei fenomeni più pericolosi nell’ambito delle profezie moderne è la fissazione di date precise.

Una persona potrebbe affermare:

“Il giorno X accadrà questo evento.”

A quel punto abbiamo una proposizione verificabile.

La data arriverà.

L’evento accadrà oppure non accadrà.

Se il profeta ha presentato l’evento come una parola certa proveniente da Dio, la verifica diventa inevitabile.

Deuteronomio 18:22 torna quindi ad essere fondamentale.

La profezia biblica non deve essere protetta da spiegazioni inventate dopo il fallimento.

Deve essere verificata.


15. Il ravvedimento non giustifica una profezia falsa

È necessario essere molto chiari su questo punto.

Se qualcuno annuncia una catastrofe inesistente e contemporaneamente invita le persone al ravvedimento, l’invito al ravvedimento può essere biblico, ma questo non rende automaticamente vera la profezia.

Il Vangelo deve essere annunciato indipendentemente dalla previsione di una catastrofe.

Gesù dice:

“Ravvedetevi e credete al vangelo.”
(Marco 1:15)

Non dice:

“Ravvedetevi perché qualcuno ha previsto una catastrofe.”

La Chiesa deve predicare il ravvedimento perché Cristo lo ha comandato, non perché qualcuno sostiene di conoscere una determinata data di giudizio.


16. Dio può usare un avvertimento per condurre al ravvedimento

Allo stesso tempo, non dobbiamo cadere nell’eccesso opposto.

Dio può certamente usare un messaggio di giudizio per chiamare le persone al ravvedimento.

I profeti dell’Antico Testamento lo fecero ripetutamente.

Ezechiele 18:30 dice:

“Convertitevi e allontanatevi da tutte le vostre trasgressioni, affinché l’iniquità non vi porti alla rovina.”

Il cuore dell’avvertimento divino non è la spettacolarizzazione della paura.

È il ravvedimento.

Il vero messaggio profetico biblico non mira semplicemente a terrorizzare.

Mira a riportare l’uomo davanti a Dio.


17. Il criterio del frutto

Gesù ha dato un altro criterio per riconoscere i falsi profeti:

“Li riconoscerete dunque dai loro frutti.”
(Matteo 7:20)

Il contesto parla proprio dei falsi profeti.

Non dobbiamo quindi osservare solamente ciò che una persona dice.

Dobbiamo considerare anche:

  • la sua condotta;
  • il suo rapporto con la verità;
  • la sua fedeltà alla Scrittura;
  • il modo in cui tratta le persone;
  • il rapporto con il denaro;
  • l’umiltà;
  • la disponibilità a essere corretto;
  • il modo in cui reagisce quando una profezia viene smentita.

Un ministero autentico non si misura soltanto dalle dichiarazioni spirituali.

Si misura anche dal frutto.


18. La paura non è il fondamento della fede cristiana

Una profezia catastrofica può produrre una grande quantità di paura.

Ma la paura non deve diventare il principale strumento attraverso il quale una persona conduce altre persone alla fede.

2 Timoteo 1:7 afferma:

“Dio infatti ci ha dato uno spirito non di timidezza, ma di forza, di amore e di autocontrollo.”

Il cristiano deve essere vigilante, ma non manipolabile dalla paura.

Gesù, parlando degli eventi degli ultimi tempi, disse:

“Guardate di non turbarvi.”
(Matteo 24:6)

Questa frase è straordinariamente importante.

Gesù parla di guerre e calamità, ma nello stesso tempo dice ai discepoli:

“Non turbatevi.”

La vigilanza biblica non è isteria spirituale.

È sobrietà.


19. “Vegliate” non significa “credete a ogni profezia”

Gesù ordina di vegliare.

Matteo 24:42:

“Vegliate, dunque, perché non sapete in quale giorno il vostro Signore verrà.”

Vegliare significa vivere pronti davanti a Dio.

Non significa credere a ogni previsione.

La preparazione biblica non consiste nel conoscere una data segreta.

Consiste nel vivere fedelmente davanti a Cristo.

Il credente deve essere pronto ogni giorno.


20. La Chiesa deve essere sobria e vigilante

1 Pietro 5:8 dice:

“Siate sobri, vegliate.”

La sobrietà è fondamentale nel discernimento.

Una persona sobria non corre dietro a ogni voce.

Non condivide automaticamente ogni video.

Non diffonde ogni presunta rivelazione.

Non costruisce la propria fede sulle profezie virali.

Esamina.

Confronta.

Prega.

Studia.

Attende.

E soprattutto torna alla Scrittura.


21. Non bisogna disprezzare la profezia

Esiste però un altro errore.

A causa degli abusi, alcuni arrivano alla conclusione che ogni manifestazione profetica sia falsa.

Anche questo non è biblico.

Paolo scrive:

“Non disprezzate le profezie.”
(1 Tessalonicesi 5:20)

Quindi la posizione corretta non è:

“Credo a tutto.”

E neppure:

“Non credo a nulla.”

La posizione biblica è:

“Esamino ogni cosa.”

Questo è il vero equilibrio.


22. Il discernimento è un dono spirituale

La Bibbia parla anche del discernimento degli spiriti.

1 Corinzi 12:10 menziona infatti:

“il discernimento degli spiriti.”

Questo dono è particolarmente importante in una realtà in cui esistono manifestazioni spirituali autentiche e imitazioni.

1 Giovanni 4:1 ammonisce:

“Carissimi, non crediate a ogni spirito, ma provate gli spiriti per sapere se sono da Dio; perché molti falsi profeti sono sorti nel mondo.”

Il verbo “provate” è essenziale.

Giovanni non dice:

“Credete perché qualcuno afferma di essere profeta.”

Dice:

“Provate.”


23. Il centro della profezia biblica è Cristo

Ogni autentica opera dello Spirito Santo conduce a Cristo.

Apocalisse 19:10 afferma:

“La testimonianza di Gesù è lo spirito della profezia.”

Questo significa che non dobbiamo permettere che una profezia diventi più importante di Gesù.

Se una persona parla continuamente di catastrofi, date, terremoti, distruzioni e giudizi, ma Cristo rimane sullo sfondo, qualcosa non va.

La profezia biblica non deve trasformarsi in spettacolo.

Il suo centro deve rimanere Gesù Cristo.


24. La profezia non deve sostituire il Vangelo

La Chiesa non è chiamata a vivere aspettando la prossima previsione catastrofica.

È chiamata a predicare Cristo.

Paolo scrive:

“Poiché mi proposi di non sapere altro fra voi fuorché Gesù Cristo, e lui crocifisso.”
(1 Corinzi 2:2)

Questo dovrebbe rimettere tutto nella giusta prospettiva.

Possiamo parlare di escatologia.

Possiamo parlare di profezia.

Possiamo studiare Matteo 24.

Possiamo analizzare Daniele, Zaccaria e Apocalisse.

Ma Cristo deve rimanere al centro.


25. Cosa fare davanti a una profezia catastrofica?

Quando qualcuno annuncia pubblicamente una catastrofe in nome di Dio, il credente dovrebbe porsi almeno alcune domande.

1. Cosa dice esattamente la profezia?

Bisogna distinguere ciò che la persona ha realmente detto da ciò che altri hanno interpretato.

2. Ha dichiarato esplicitamente “Dio mi ha detto”?

Questa affermazione assume una gravità particolare.

3. L’annuncio è biblicamente compatibile?

La Scrittura deve essere il primo criterio.

4. È una profezia condizionata?

Se viene annunciato un giudizio, bisogna capire se è legato al ravvedimento.

5. È stata indicata una data?

Una data precisa rende l’affermazione verificabile.

6. Cosa accade se la profezia non si realizza?

Questo è un punto fondamentale.

7. Il profeta accetta il giudizio biblico?

Un vero ministro non dovrebbe avere paura della verifica della Scrittura.


26. Non bisogna manipolare Deuteronomio 18

Quando una profezia fallisce, qualcuno potrebbe cercare di reinterpretarla dicendo:

“Era spirituale.”

“Era simbolica.”

“Dio ha cambiato idea.”

“Era una parola condizionata.”

“Non era la data dell’evento, ma l’inizio di qualcosa.”

A volte una profezia biblica può realmente essere condizionata.

Ma il problema nasce quando queste spiegazioni vengono introdotte soltanto dopo il mancato avveramento.

Se il messaggio originale era categorico e specifico, non si può cambiare retroattivamente il suo significato per evitare la verifica.

La fedeltà alla verità richiede onestà.


27. Un vero uomo di Dio deve poter dire: “Mi sono sbagliato”

Questo è un aspetto spesso trascurato.

L’umiltà è una caratteristica fondamentale del cristiano.

Se una persona formula una previsione personale e successivamente riconosce di essersi sbagliata, è certamente preferibile all’arroganza di chi manipola continuamente il significato delle proprie parole.

Proverbi 12:22 afferma:

“Le labbra bugiarde sono un abominio per il Signore.”

La verità deve avere più valore della reputazione personale.

Un ministero non dovrebbe essere costruito sulla necessità di dimostrare continuamente di avere ragione.


28. Il pericolo delle profezie sensazionalistiche

Le profezie catastrofiche possono diventare facilmente contenuti sensazionalistici.

Titoli come:

“Dio ha rivelato la data della distruzione!”

“Una catastrofe imminente è stata profetizzata!”

“Il giudizio di Dio arriverà in questa data!”

possono attirare moltissime persone.

Ma la popolarità non dimostra l’origine divina di un messaggio.

Geremia 23:16 avverte:

“Non ascoltate le parole dei profeti che vi profetizzano; essi vi nutrono di cose vane.”

La Chiesa deve essere molto prudente quando la profezia diventa spettacolo.


29. La vera profezia non ha bisogno della manipolazione

Un messaggio proveniente da Dio non ha bisogno di essere sostenuto dalla paura artificiale.

Non ha bisogno di titoli sensazionalistici.

Non ha bisogno di pressioni psicologiche.

Non ha bisogno di minacce.

La Parola di Dio è autorevole per ciò che è.

Isaia 55:11 dice:

“Così sarà della mia parola, uscita dalla mia bocca: essa non torna a me a vuoto, senza aver compiuto ciò che io voglio.”

La potenza appartiene a Dio, non alla spettacolarizzazione del messaggero.


30. Dio può ancora parlare?

Questa domanda deve essere affrontata con equilibrio.

Dio è sovrano.

La Bibbia mostra che Dio ha parlato attraverso sogni, visioni, profezie e altri mezzi.

Nel Nuovo Testamento troviamo profezie nella Chiesa.

Atti 2:17 cita Gioele:

“I vostri figli e le vostre figlie profetizzeranno, i vostri giovani avranno delle visioni e i vostri vecchi sogneranno dei sogni.”

Quindi non possiamo biblicamente affermare che Dio sia incapace di parlare profeticamente.

Ma possiamo e dobbiamo affermare che ogni presunta profezia deve essere sottoposta alla Scrittura.


31. La Scrittura rimane il nostro metro

La fede cristiana non può dipendere dalla ricerca continua di nuove rivelazioni.

Il credente possiede già la rivelazione biblica.

2 Timoteo 3:16-17 afferma:

“Ogni Scrittura è ispirata da Dio e utile a insegnare, a riprendere, a correggere, a educare alla giustizia, perché l’uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona.”

La Scrittura è sufficiente per formare l’uomo di Dio.

Pertanto, qualsiasi presunta profezia deve essere valutata alla luce della Parola.

Mai il contrario.

Non dobbiamo reinterpretare la Bibbia per adattarla a una profezia moderna.

È la profezia che deve essere giudicata alla luce della Bibbia.


32. La conclusione biblica

Dunque, Dio può mandare profezie catastrofiche sui nostri giorni?

La risposta biblica deve essere:

Sì, Dio può annunciare giudizio e calamità.

La Bibbia lo dimostra chiaramente.

Dio ha annunciato attraverso i suoi profeti guerre, distruzioni, carestie e giudizi.

Gesù stesso ha parlato di guerre, terremoti, carestie e grandi tribolazioni.

Tuttavia, questo non significa che ogni persona che annuncia una catastrofe stia parlando da parte di Dio.

La Bibbia ci ordina di:

“provare gli spiriti”
(1 Giovanni 4:1)

di:

“esaminare ogni cosa”
(1 Tessalonicesi 5:21)

e di permettere che:

“gli altri giudichino”
(1 Corinzi 14:29).

Questa è la posizione biblica.


33. Il vero messaggio che la Chiesa deve proclamare

Di fronte a guerre, terremoti, calamità e crisi del mondo, la Chiesa non deve vivere nel panico.

Deve vivere nella vigilanza.

Gesù non ci ha ordinato di conoscere ogni data.

Ci ha ordinato di essere pronti.

Matteo 24:44 dice:

“Perciò, anche voi siate pronti; perché, nell’ora che non pensate, il Figlio dell’uomo verrà.”

La nostra sicurezza non consiste nel sapere quando avverrà una catastrofe.

La nostra sicurezza consiste nell’essere in Cristo.

Il messaggio della Chiesa non deve essere:

“Abbiate paura della prossima catastrofe.”

Deve essere:

“Ravvedetevi, credete nel Vangelo e preparatevi a incontrare Cristo.”


Conclusione

Sì, Dio può mandare profezie di giudizio e di eventi catastrofici. La Bibbia lo dimostra senza ambiguità.

Ma proprio perché Dio parla realmente, dobbiamo essere estremamente cauti nel dichiarare:

“Dio ha detto.”

Usare il nome di Dio per sostenere una previsione personale è una questione estremamente seria.

Geremia 23:25-26 parla di coloro che profetizzano menzogne nel nome di Dio. E Deuteronomio 18:22 stabilisce un criterio concreto per distinguere una parola che Dio non ha pronunciato.

La Chiesa non deve quindi essere né credulona né incredula.

Deve essere biblica.

Non dobbiamo disprezzare la profezia.

Dobbiamo esaminarla.

Non dobbiamo seguire ogni voce.

Dobbiamo confrontarla con la Scrittura.

Non dobbiamo vivere nel terrore delle catastrofi.

Dobbiamo vivere nella santità e nella vigilanza.

E soprattutto, non dobbiamo permettere che una presunta profezia oscuri il messaggio centrale del Vangelo:

Gesù Cristo è il Signore.

Il nostro compito non è indovinare la prossima data annunciata da qualcuno.

Il nostro compito è essere fedeli a Cristo.

Perché, indipendentemente da ciò che accadrà sulla terra, la certezza del credente rimane questa:

“Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno.”
(Matteo 24:35)

La vera sicurezza non è sapere quale catastrofe arriverà.

La vera sicurezza è sapere a chi apparteniamo.


Versetti biblici principali da approfondire

  • Deuteronomio 18:20-22 — Il criterio per riconoscere una profezia non proveniente da Dio.
  • Geremia 23:16-32 — L’avvertimento contro i falsi profeti.
  • Ezechiele 13:1-9 — Profeti che parlano di propria iniziativa.
  • Isaia 8:20 — La Parola come criterio di verifica.
  • Matteo 7:15-20 — I falsi profeti e il riconoscimento dai frutti.
  • Matteo 24:4-14 — Guerre, terremoti, carestie e falsi profeti.
  • Matteo 24:36 — Nessuno conosce il giorno e l’ora.
  • Matteo 24:42-44 — L’ordine di vegliare ed essere pronti.
  • Marco 1:15 — Il ravvedimento e la fede nel Vangelo.
  • Atti 2:17-18 — La profezia nel contesto della promessa dello Spirito.
  • 1 Corinzi 12:10 — Il discernimento degli spiriti.
  • 1 Corinzi 14:29 — Le profezie devono essere giudicate.
  • Galati 1:8 — Il Vangelo come criterio superiore.
  • 1 Tessalonicesi 5:19-21 — Non disprezzare le profezie, ma esaminare ogni cosa.
  • 1 Giovanni 4:1 — Provare gli spiriti perché esistono molti falsi profeti.
  • Giona 3:4-10 — L’annuncio del giudizio e il ravvedimento di Ninive.
  • Geremia 18:7-10 — Il principio del giudizio condizionato alla risposta dell’uomo.
  • 2 Timoteo 3:16-17 — L’autorità e l’utilità della Scrittura

Past. Samuel Puglisi

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